Migliorare a piccoli passi e senza incredulità

Prima di scrivere questa guida ero un professionista senza timone, poi ho capito che tutta la conoscenza che avevo, tutta l'esperienza che avevo fatto andava riordinata e organizzata.

Probabilmente non vi riuscirà di realizzare ogni passo di questa guida proprio perché come me siete refrattari all'educazione. Dovete imparare ad educarvi. Probabilmente molti di voi non hanno la disponibilità di una stanza dedicata nella quale lavorare e certo non potete tingerla di bianco e arredarla nuovamente perché avete scarsità di fondi.

Verosimilmente salterete alcuni passaggi del metodo, leggerete a destra e a manca con quella leggera vena di scetticismo e con quella noncurante indolenza da incredulità.

So già come vi comporterete perché ci sono passato anche io. C’è sempre una dose di incredulità e scetticismo. A volte addirittura ci nascondiamo dietro alla peggiore supponenza.

Conosco bene questo tipo di reazione: quando dico di... “scrivere un elenco di...” oppure “fare una lista delle idee”... so bene a cosa state pensando: “...ma cosa scrivo a fare... io so bene cosa e perché... non ho mica bisogno di scrivere!”

Voi, come in passato anch'io, sottovalutate la potenza delle cose scritte ed organizzate.

Io non asserisco che il mio metodo sia l'unico valido, dico solo che nel mio caso ha dato risultati straordinari. Seguirlo non vi esonera comunque dal duro lavoro, dalla tenacia e dalla costanza, è solo un metodo valido per rapportarvi con il lavoro al computer.

Siate pratici, concreti metodici ancorati saldamente alla realtà dei fatti e delle azioni concrete. Non riempitevi la testa con teorie troppo astratte e distanti dalla concretezza materiale. Teorizzare va bene, è bellissimo e consente di distillare il succo più puro e limpido della conoscenza. Ma ricordate che una teoria arriva sempre dopo l'esperimento concreto. 

Il vostro successo

Ho letto una frase, di quelle ad effetto, che mi ha lasciato negativamente colpito e diceva esattamente così: - Tu non hai bisogno di "imparare a lavorare". Si impara un lavoro, non "a lavorare".

Quello che facciamo continuamente noi esseri umani è trasferire "conoscenza" convinti che questa riguardi un lavoro in particolare o un "modo di lavorare" più in generale. Le persone che sostengono non si possa insegnare un metodo preferiscono insegnarvi a compiere un unico lavoro meccanicamente. Loro non vi daranno la possibilità di migliorarvi e di crescere. A loro non conviene... non ve lo insegneranno.

Benché la frase fosse inserita in un contesto sugli stage lavorativi e in qualche misura fosse condivisibile. Questa frase, in realtà, era concepita per suggerire ai neolaureati di non accettare lavoro sottopagato o affatto retribuito. Una frase di questo genere finisce solo per chiudere delle porte a chi cerca occasioni per sviluppare professionalità. Da quando ho intrapreso la carriera di libero professionista mi sono reso conto di quanto il mio lavoro dipenda proprio dalla necessità di accrescermi anche nel “saper lavorare” e rinnovare continuamente il mio bagaglio di conoscenze. Io non vengo pagato per imparare. Qualunque cosa io stia imparando lo sto facendo come un investimento sul mio futuro.

Potrete raggiungere l'obiettivo proposto con questo testo nel momento in cui riuscirete per filo e per segno a mettere in pratica la tecnica proposta. Senza questa sequenza potrete essere degli ottimi creativi ma non produrre mai nulla di concreto.

Il successo sul lavoro si può ottenere in ogni campo. Ci sono due chiavi importanti: saper fare bene una cosa nello specifico, e mantenere la concentrazione. Non esiste il trucco definitivo per risolvere ogni problema, non esiste “l’arma fine di mondo”, la chiave che apre tutte le porte, la soluzione definitiva per i problemi dell’umanità. Voi siete la chiave di volta.

Molto dipenderà da come riuscirete ad applicarvi con metodo, a gestire il vostro tempo e il vostro lavoro.

Per citare un famoso brano musicale dei Dream Theater: “The way that your heart beats makes all the difference”... “Dal modo in cui il tuo cuore batte fa tutta la differenza...” (Learning To Live – 1992)

Il valore aggiunto che saprete mettere nel vostro lavoro, nei vostri prodotti (che sia una lezione di cinema o che sia una gita in montagna o un manuale di kite surf), quel valore aggiunto farà la differenza.

Una storia Zen curiosa che credo di ricordare più o meno in questo modo riassume in sé un concetto importantissimo.

Un maestro Zen sta passeggiando nel giardino con il suo giovane allievo. Il maestro all'improvviso si ferma e getta un fazzoletto in terra e dice: “Prova a raccogliere il fazzoletto!” L'allievo si china, raccoglie il fazzoletto e lo porge al suo maestro.

Hai sbagliato sentenzia il maestro. Prende il fazzoletto e lo getta a terra e dice: “Prova, ora, a raccogliere il fazzoletto!”

L'allievo, interdetto si china, raccoglie il fazzoletto e lo porge al suo maestro.

Hai ancora sbagliato sentenzia il maestro. Prende il fazzoletto e lo getta a terra dicendo: “Ti ho detto di provare a raccogliere il fazzoletto!”

L'allievo prende il fazzoletto da terra... ma anche questa volta il maestro lo rimprovera: “Stai sbagliando non fai quello che ti dico...”

L'allievo non capisce e chiede al maestro: “Maestro, io faccio come mi dici... cos'è che sbaglio?”

E il maestro finalmente: “Vedi mio giovane allievo... non esiste provare... il fazzoletto o lo raccogli o non lo raccogli.”

Cosa significa? Quando diciamo: “ci ho provato ma non ci sono riuscito...” Queste affermazioni hanno il retrogusto della giustificazione. Semplicemente abbiamo sbagliato qualcosa e non siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo fare. Di fatto se non otteniamo un certo risultato è perché non abbiamo fatto ciò che andava fatto.

Se altri sono riusciti a fare cose che noi non spereremmo neppure (usare un software, guadagnarsi da vivere con internet) significa semplicemente che loro hanno capito come fare.  Se lo hanno fatto loro allora una strada deve pur esserci. La domanda è perché non impegnarci a trovare quella strada?

Lo vogliamo giocare questo gioco?